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Come volevasi dimostrare

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Uno studio olandese conferma quello che i marpioni dell’industria musicale e cinematografica si ostinano a non voler capire.

Chi attinge alle risorse musicali condivise in rete investe nell’intrattenimento molto più denaro di coloro che si crogiolano nelle hit da classifica e nelle passioni musicali che coltivano fin dall’infanzia. Il P2P incoraggia i netizen a scoprire nuova musica e nuovi artisti, stimola interessi a curiosità. E sospinge l’utente a comprare cultura di cui prima ignorava l’esistenza.

Speriamo che il vento cambi

Via punto informatico

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