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Repubblica se n’è accorta

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“Fermate il test sul Big Bang o la Terra sparirà”

È questo il titolo apocalittico che Repubblica dedica all’argomento di cui ci siamo occupati tempo fa, la partenza del LHC (che io avevo erroneamente indicato con la data dell’8 Agosto). Lo scrive Enrico Franceschini, che con somma audacia e sprezzo del pericolo afferma (grassetti miei):

Qualcuno, tuttavia, teme che l’esperimento andrà ben oltre le aspettative, creando effettivamente un mini buco nero, che crescerà di dimensioni e potenza fino a risucchiare dentro di sé la terra, divorandola completamente nel giro di quattro anni. Gli scienziati di Ginevra ribattono che non c’è assolutamente nulla da temere: ci sono scarse possibilità che l’acceleratore formi un buco nero capace di porre una minaccia concreta al pianeta, dicono, perché la natura produce continuamente delle collisioni di energia più alte di quelle che saranno create artificialmente dall’acceleratore, per esempio quando i raggi cosmici colpiscono la terra. Esperimenti di questo tipo, inoltre, sono stati condotti per trent’anni, senza avere risucchiato nemmeno un pezzettino della terra né causato danni di qualsiasi genere.

In effetti le probabilità che il bucon nero si formi veramente ci sono, e calcoli del CERN alla mano sono di 10-25%.

Per chi volesse una spiegazione (in inglese) in lingua umana di di quello che il LHC potrebbe trovare rimando ad un articolo di Cosmic Variance.

Sintetizzo qui sotto per i non anglofoni.

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